mercoledì 9 novembre 2011

Cara Marcegaglia...

Egregia Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia,
condivido appieno le Sue preoccupazioni sulla situazione economica e finanziaria del nostro Paese, e credo anche io che non ci meritiamo di diventare la nuova Grecia, ammesso e non concesso che "Grecia" da qualche tempo a questa parte sia un termine di paragone adeguato - non deve essere una bella sensazione essere considerati i "cattivi" -.
Ma mi permetta qualche considerazione a proposito.
Cosa fa Confindustria in merito alle condizioni attuali della nostra economia? Qual è stato il ruolo della Sua associazione nelle condizioni in cui l'Italia versa ora?
Io credo che se la situazione sta collassando, una certa dose di vostre responsabilità ci siano. Ed oltretutto, penso che appurato lo status quo, voi costituiate una minaccia alla stabilità sociale del nostro Paese. Ma andiamo per ordine.
A sentire i vostri discorsi, le vostre lamentele, le vostre argomentazioni, tutto quanto colpisca nel bene e nel male la vostra associazione, tutto quanto tende a ridursi in "pagare meno tasse". Legittimo, per carità, ma non pensa prima di lamentarsi che in fondo tutti in questo Paese pagano molte tasse? Probabilmente più della metà del suo reddito se ne va in tasse, e del mio "solo" un quarto, ma in fondo Lei ha tutti i vizi che vuole, e io mangio pasta al burro da tre giorni.
Oltretutto, ho il legittimo dubbio che in fondo Lei non paghi tutte le tasse che deve allo Stato, quantomeno perché deve dichiarare quello che guadagna, e da lì trarranno le tasse stesse, mentre a me - anzi, alla mia famiglia - trattengono tutto all'origine. Se fossi una persona cattiva, o più banalmente legata al Tea Party, direi che mi hanno tolto pure la possibilità di fare il furbo.
Dunque, se vuole farmi - o farsi - un favore, prima di chiedere meno tasse, chieda a chi non le paga di farlo. So per certo che ha le capacità di ottenere dei risultati su questo fronte.
Andando avanti, mi è sembrato un vostro punto di principio la libertà di lincenziamento. Addirittura, da farla includere in un pacchetto anti-crisi per permettere alle aziende di riprendere a crescere e con esse il Paese intero.
Legittimo, senza dubbio, ma a me sembra una stupidaggine. Probabilmente non lo sa, visto che data la sua posizione in Italia non mi sembra particolarmente "in mezzo all'uomo comune" ed in grado di capire cosa succede tra le persone comuni, quelle che pagano il 23% di IRPEF nella busta paga. Lasci che le dica che ogni volta che licenziate una persona comune, mandate a rotoli una vita e probabilmente una famiglia. E la ragione di questo mi sembra che sia per diventare più abbienti e, forse, pagare meno tasse. Le dirò, non ci sto.
Già ora le misure di austerity promosse dal Governo hanno tagliato le gambe a tante persone, me compreso, riducendo diritti - tra i quali, glielo ricordo, il lavoro - e le possibilità di crescita sociale. Lo so che a Lei non le interessa minimamente che io faccia il giardiniere, il lavapiatti o l'avvocato, ma a me - e alla mia famiglia - cambia molto. Non per niente sono emigrato, magari temporaneamente, magari per sempre. Penso, con modestia sincera, che l'Italia abbia perso una risorsa, seppur piccola, e questo è una sconfitta per tutti. Dunque, egregia Presidente, non complichiamo le cose in maniera irresponsabile.
Inoltre, volevo chiederLe, come ci si sente a chiedere misure di maggiore austerità sociale dopo che molti degli iscritti alla sua associazione hanno delocalizzato selvaggiamente per garantirsi maggiori introiti alle spese di tanti lavoratori lasciati a casa? Oppure, cosa ne pensa di quelle grandi aziende che colpite dalla crisi si sono splittate in bad e good society per approfittare degli ammortizzatori sociali? E cosa ne pensa di tutte quelle aziende che non si impegnano veramente per la sicurezza sul lavoro e che vedono ancora incidenti mortali tra le sue pareti, come ad esempio recentemente è accaduto alla sua azienda? E più in generale, come la sua associazione promuove la responsabilità sociale d'azienda? In fondo, con la caduta dell'ideale comunista e dell'economia pianificata, voi siete gli unici agenti di promozione del benessere, promozione solo parzialmente indirizzata dallo Stato - con le tasse, la informo, e da qui può rileggere le prime righe - dunque mi chiedo, volete condividere un po' del vostro benessere con noi persone comuni? Le dirò, non voglio fare la fine della Grecia. E bene che per ora sono emigrante in Portogallo, si figuri.
Con i più cordiali saluti,
Stefano Loi.

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